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Qualche info

La solidarietà non è solo un concetto teorico, ma un modo di agire nella vita di tutti i giorni. A partire da questa consapevolezza ho cercato di stimolare le tre classi in dibattiti che potessero far emergere l’importanza di sentirsi coesi ed uniti per incorporare nella loro quotidianità il concetto di solidarietà.
Sentirsi un esercito di luce che marcia verso le strade della tolleranza, della comprensione e del rispetto. E, come ogni esercito che si rispetti, occorre che tutti possano camminare sotto una bandiera.
Trasformare un semplice pezzo di tessuto in un pensiero fisico, un’interfaccia comunicativa con lo spettatore, proponendo la visione di tre bandiere distinte tra loro, una per classe. Tre tessuti che, raccontando la stessa storia da un punto di vista differente, diventano improvvisamente tre bandiere. Così, ad esempio, a Recanati il concetto di Solidarietà è stato sviluppato a partire dalla sua etimologia, ‘solidus’, che significa solido, mentre a Pesaro è diventato promessa e dolore, alla base dell’azione solidale. Si diventa solidali, infatti, se compartecipiamo al dolore che nasce nelle difficoltà e individuiamo la strada da percorrere per non farlo ripetere. E poi occorre promettere di agire con ogni scelta e mezzo verso lai solidarietà. Senza la solidità, la comprensione del dolore e la promessa le dichiarazioni di solidarietà sono solo parole.

Il cubo è un’opera fotografica che nasce da una riflessione sull’etimologia della parola solidarietà. Partendo da solido, intero e indiviso, si è immaginata una figura sì, intera, ma allo stesso tempo attraversabile, un intero trasparente che non può nascondere i suoi lati oscuri. Con le ragazze e i ragazzi si è costruito un percorso partito da un’idea vaga del nostro futuro soggetto. Le attività successive hanno fatto sì che quella figura sfuocata diventasse sempre più nitida. A renderlo possibile sono stati i racconti di esperienze e il dialogo, il riuscire a riconoscere quando abbiamo incontrato la solidarietà e quando invece è risultata assente. Il momento più difficile è arrivato quando dovevamo trasformare concetti e sentimenti - amicizia, amore, fiducia, rispetto e responsabilità - in immagini. Frammenti di solidarietà che dovevano diventare sei foto, una per ciascuna delle facce del cubo. Le “coppie” di facce, quelle che si trovano una di fronte all’altra, o una sopra all’altra, mostrano il contrasto tra la presenza e l’assenza di un rapporto solidale. In questo caso il mezzo fotografico abbandona la bellezza dei colori per diventare un insieme di segni sopravvissuti alla luce, che disegnano un’idea astratta, sfuggente e forse, per questa sua natura, spesso dimenticata.

Nel tentativo di rifuggire il più possibile la retorica e di coinvolgere maggiormente gli studenti, il progetto accoglie il tema comune della “solidarietà” facendolo filtrare attraverso il potere libero e senza limiti della fantasia e della creatività, elementi fondanti della mia poetica. Si dà così libero sfogo a riflessioni elaborate, a tratti profonde, a tratti surreali, accompagnando gli studenti in un universo dove ogni oggetto e creatura ha pari dignità, personalità e carattere. Ne esce un interessante spaccato della vita dei ragazzi, dei loro rapporti familiari, delle loro problematiche intime, filtrati e restituiti dal potere illimitato della libertà creativa. Alla piena operatività degli studenti, totalmente autogestita, si affianca una cornice che li ha accompagnati alla produzione dell’opera in mostra.

L’idea dell’installazione audiovisiva è nata dal desiderio di articolare il lavoro delle due classi coinvolte in un unico prodotto frutto di un percorso omogeneo.
I ragazzi sono stati indirizzati a lavorare autonomamente, utilizzando sia i loro dispositivi digitali per la ripresa, la realizzazione di grafiche e animazioni, grazie ad applicazioni specifiche, sia tecniche artigianali, come l’animazione in stop motion con la tecnica del ritaglio o l’utilizzo del green screen per creare immagini. Parte del materiale video è stato prodotto in classe e parte in autonomia a casa, condiviso costantemente tramite una social app. Il tema della solidarietà è stato scandagliato alla ricerca di esperienze personali, esempi e personaggi della storia e scrittura di frasi e pensieri rivolti a interrogarsi sul significato dell’essere solidali nella propria esperienza di vita.
L’installazione in mostra si è quindi sviluppata a partire da una moltitudine di materiali audiovisivi messi insieme tra loro dall’idea di utilizzare due tracce parallele e comunicanti su due schermi differenti affiancati, che comunicano costantemente in un dialogo solidale.

Le fotografie realizzate dai ragazzi costituiscono un simbolo di sviluppo, crescita, resistenza e accoglienza.
I laboratori hanno preso avvio cercando di identificare cosa fosse la “solidarietà”, concetto molto astratto per gli adolescenti. Ho successivamente invitato i ragazzi sia ad elaborare creativamente un’immagine che trasmettesse questo significato, sia ad andare alla ricerca della solidarietà nella loro quotidianità, per immortalarla. Ad ogni incontro sono state portate prove di scatto da discutere coi compagni per arrivare a un’immagine comunicativa e funzionale e sviluppare una maggiore competenza critica sia rispetto al mezzo che rispetto al tema. Il mio intervento di photo editing ha semplicemente aiutato a far emergere dagli scatti dei ragazzi significati più definiti e precisi.

Cosa stiamo facendo? Quali sono i nostri punti di riferimento? Ci sentiamo legati alle cose o tendiamo le mani a chi abbiamo a fianco? Cosa sono tutte quelle paure astratte e irragionevoli, e quell’aggressività che si risveglia in noi ruggendo al minimo tocco? E il senso di oppressione che ci fa sedere, guardando il vuoto, senza sapere da che parte incominciare?

Ci sono volte in cui la vita vuole metterci fuori gioco. Non solo per via delle tragedie che vive l’Umanità o della lotta per la sopravvivenza, si tratta dell’insieme di piccole sconfitte, di colpi bassi da parare, dei problemi di ogni giorno.

Eppure, ci sono molte altre volte, in cui ci alziamo vittoriosi dal campo di battaglia quotidiano. Guardiamo avanti con fierezza, senza lasciarci spaventare, aspettando quello che deve succedere, buono o cattivo che possa apparire, come ciò che il Destino ha in serbo per noi. Questo è l’eroe quotidiano. Che ispira le nuove generazioni. Sei tu.

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